Rapunzel: testi a confronto tra originale e adattamento italiano

A volte i pipponi arrivano nei momenti più insperati. Nella fattispecie, arriva in quella fase delle sere di natale fatte di ciociole (in italiano altrimenti note come “frutta secca”) e tv accesa sui cartoni animati per degli adorabili marmocchietti che girano per casa.

La scusa ufficiale è che non volevamo usare materiale evidentemente coperto da diritti d'autore. In realtà tutti noi di TiF abbiamo fatto un test dal quale risulta che siamo dei "Rapunzel passionate".
La scusa ufficiale è che non volevamo usare materiale evidentemente coperto da diritti d’autore. In realtà tutti noi di TiF abbiamo fatto un test dal quale risulta che siamo dei “Rapunzel passionate”.

Nel caso in questione i marmocchietti in età prescolare (e non solo loro, ammetto) stavano guardando Rapunzel, l’intreccio della torre, successo targato 2010 della scuderia Disney e la cui traduzione delle canzoni è stata affidata a Lorena Brancucci.

Ora, il popolo del web sa essere spietato, e sparare a zero sul lavoro altrui quando

nella vita reale fai tutt’altro è pure facile. Un po’ meno facile è riconoscere le criticità che comporta il lavoro altrui e i relativi successi e insuccessi (la critica, questa maledetta!). Per avere un’idea di quanto possa essere strana la critica, basta leggere Cantare quasi la stessa cosa, un blog dal titolo eloquente dedicata alla difficile arte della traduzione musicale. Tornando a noi e a  Rapunzel, è curioso il caso della canzone di luterana memoria I’ve got a dream, che nella versione italiana del suddetto film diventa Ho un sogno anch’io. È interessante non tanto per un bilancio tra perdite e guadagni che potremmo giudicare con qualche sforzo negativo nel passaggio tra una lingua e l’altra, quanto nell’abitudine tutta disneyana (che per le potenzialità dell’animazione può differire di parecchio dalla formula del musical) di trasferire nelle azioni dei personaggi e nelle immagini quanto succede nei testi. Due esempi pratici?

Che diventa poi Ho un sogno anch’io nella versione italiana.

E se proprio non avete le cuffie a portata di mano e credete che ascoltare le canzoni Disney metta a repentaglio la vostra mascolinità davanti a parner e famiglia, ecco una trascrizione dei testi in tre lingue.

La prima è l’originale inglese, la terza è quella italiana. La seconda, quella di mezzo, invece è una rough translation in italiano, ovvero una traduzione “rude”, che serva a dare un’idea del significato originale. In genere la lingua che si legge in una traduzione di questo tipo (come può essere una traduzione fatta con Google Translate ad esempio) è una traduzione parola per parola, il cui senso non è sempre chiaro. In questo caso la traduzione proposta è solo per dare l’idea dell’originale, non è stata fatta una ricerca metrica e va presa proprio in quanto “rude”. Insomma, chell’ ca vere a’ gnora.

Ora, testi e video alla mano, ci sono alcune cose che non funzionano, e non credo per colpa della Brancucci. È il lavoro che è particolarmente arduo, vista l’alta quantità di variabili in gioco:

  1. L’audio: la musica ha dei tempi ritmici che vanno rispettati, sempre e comunque, altrimenti il risultato sarà goffo come nel caso della versione spagnola della canzone.
  2. I movimenti della bocca: fatta eccezione per le parti cantate fuori campo, valgono le stesse regole del doppiaggio, che già di per sé presentano diverse complessità.
    I movimenti delle labbra possono condizionare le scelte del traduttore. Mentre in una parte parlata non è sempre indispensabile seguire i movimenti dettati dalle vocali, può diventarlo in una parte cantata dal momento in cui in linea di massima a una vocale corrisponde una sillaba, e un synch scadente tra video e audio in una canzone può risultare molto più evidente.
  3. Il video: almeno in questo caso, quanto viene detto nel testo si riflette su quanto accade in video. I personaggi fanno cose, ma in una traduzione possono dirne altre, compromettendo la comprensione. E la vera arte è quella di mettere insieme tutte queste criticità e trovare un compromesso soddisfacente.L’ultimo punto è di fatto ciò che spinge gente come noi di TiF ad attaccare i pippotti nei giorni delle vacanze di Natale. Perché il nasone nel minuto 1:23 indica la gotta mentre dice “questo dito in più che ho / è un orrore sì, lo so”? E ancora, perché lo stesso nasone pochi secondi dopo, mentre si sposta per la bettola remando in una bacinella, dice “Cerco sempre una bella signorina /
    che sia pronta a dirmi il grande sì”. Sì, andare in barca a remi è romantico, ma credevo che Venezia c’entrasse qualcosa. E ancora, perché Flynn nel minuto 2.30 prende un piccolo unicorno di ceramica di mano all’energumeno Vladimir mettendolo su un piccolo cumulo di sabbia mentre canta “Quindi senza alcun orgoglio / vi confesso quel che voglio: / avere bei soldoni profumati”? Le risposte sono ancora una volta nel testo originale.
    Le associazioni audio/video non sono quindi del tutto soddisfacenti dal punto di vista della resa, ma sono scelte traduttive valide, dato che, seppure alcuni dettagli sono stati sacrificati, non hanno compromesso né dettagli importanti della trama né, tutto sommato, la caratterizzazione dei personaggi. E soprattutto, restano scelte valide dal momento in cui non sono concepite per resistere alle analisi attente di un traduttore (adulto?).

 

 

Ps: per chi volesse approfondire le problematiche trattate, ecco un’ottima  intervista rilasciata da Lorena Brancucci in occasione dell’uscita del film Frozen per il sito www.imperodisney.com

 

2 pensieri riguardo “Rapunzel: testi a confronto tra originale e adattamento italiano”

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