Le 6 cose che i committenti di una traduzione dovrebbero sapere

Dei tanti testi traduttologici che girano, in particolar modo incentrati su quella tecnica, non ce n’è uno che non sottolinei l’esigenza di educare il mercato traballante della traduzione. Le università insegnano quali criteri determinano l’efficacia e/o la buona riuscita di una traduzione, ma non esiste, purtroppo, un corso di formazione per i nostri clienti che gli spieghi cosa aspettarsi da un traduttore, come comportarsi e cosa pretendere.
Lasciamo perdere le lagne sulle paghe, ‘ché già il web ne è (giustamente) pieno e un post né basta, né risolve il problema.

Agenzia indiana leader del settore fà bella mostra di sé. Dalla A di Arabo alla Z di Zimbawese, costa tutto 0,03€ a parola. Accattatavillo.
Agenzia indiana leader del settore fà bella mostra di sé. Dalla A di Arabo alla Z di Zimbawese, costa tutto 0,03€ a parola. Accattatavillo.

Le prime cose che voi clienti, giustamente smarriti e confusi consumatori del mercatino globale della traduzione non tenete in considerazione, sono:

1)Le coordinate spazio-temporali: I traduttori, anche se non ci credete, sono persone come voi. Mangiano, bevono e -a volte- dormono. Sembrerà banale, ma quando il traduttore è dall’altro lato del mondo è un aspetto da non sottovalutare. Quando richiedete la traduzione di un documento “ASAP” (“as soon as possible“, ovvero “prima possibile”), e quando per “ASAP” intendete per le prossime due o tre ore, considerate che magari lì dove lavora il traduttore sono le 3,30 del mattino. Magari di un sabato sera, o ancora peggio di un 25 dicembre. Quindi non tempestatelo di e-mail, che starà già smadonnando e bambin Gesù avrà già di che ridire.

Pare che la dilazione dei metodi di pagamento sia in realtà un'invenzione di noi napoletani, come dimostrano Sofia Loren e Giacomo Furia in "L'oro di Napoli", del De Sica padre nel '54. Oggi giorno se dici a un pizzaiolo che lo paghi a fine mese un viaggio di sola andata per il manicomio non te lo leva nessuno, ma l'abitudine resta ben salda nell'ambiente dei traduttori.
Pare che la dilazione dei pagamenti sia in realtà un’invenzione di noi napoletani, come dimostrano Sofia Loren e Giacomo Furia in “L’oro di Napoli”, del De Sica padre nel ’54.
Oggi giorno se dici a un pizzaiolo che lo paghi a fine mese un viaggio di sola andata per il manicomio non te lo leva nessuno, ma l’abitudine resta ben salda nell’ambiente dei traduttori.

2) La paga. Questa maledetta. Non ho dimenticato le premesse, ma vale la pena spenderci due parole. Al di là di quanto pagate il malcapitato, mantenete la parola. Sappiamo bene che ci sono dei tempi fiscali da rispettare e che si aspetta l’ultimo giorno per mantenere la liquidità. Potete anche pagare tra un anno, l’importante è saperlo. Ma scaduto l’anno non fatevi correre dietro per i 3 pidocchi che ci dovete. Non è dignitoso, né per voi, né per noi.

3)La paga (2). Commissionare una traduzione ad agenzie che offrono prezzi troppo bassi il più delle volte è uno spreco di tempo e soldi. Innanzi tutto perché una traduzione commissionata da un italiano ad un’agenzia indiana con ottima probabilità verrà comunque svolta da un italiano che non solo coi vostri 2 centesimi di dollaro ci farebbe poco, ma il lavoro ve lo farebbe anche svogliatamente e molto probabilmente male. Anche perché i nostri 20 euro arriverebbero dopo un mese o più. Tanto vale tentare un approccio diretto o quantomeno cercare agenzie più serie.

Pare che la stretta di mano convinca molta gente sul web. Di solito le mani sono del cliente e dell'azienda che fornisce un servizio. In questo caso la mano di sinistra è del mio amico Gennaro detto Gennarino, che vive nelle Salicelle ed ha un napoletano più convincente del mio, nonostante il suo spiccato accento afragolese.
Pare che la stretta di mano convinca molta gente sul web. Di solito le mani sono del cliente e dell’azienda che fornisce un servizio. Quando una delle due mani è più abbronzata dell’altra, l’immagine dà al sito una dimensione più internazionale. In questo caso la mano a sinistra è del mio amico Gennaro detto Gennarino Culibbalì, che vive nelle Salicelle e parla un napoletano più convincente del mio, nonostante il suo spiccato accento afragolese.

4) I Cat Tool. Lavorare con un Cat Tool (computer-assisted translation tool) fa la differenza quando avete bisogno dei files tmx per archivi aziendali o per lavori in team. In tutti gli altri casi scacare un traduttore perché non usa l’ultima versione del Cat Tool che originale costa 700€ è come non prendere sul serio un giornalista perché non ha un Eppol da 2000€ sulla scrivania con cui scrivere un documento word, che magari però pretendete pure in formato .odt. Uno sforzo di queste dimensioni dev’essere proporzionale al suo uso, non è una questione di mode.

5) Il conteggio parole. Soprattutto per noi italiani. Il conteggio in cartelle è un’invenzione tutta nostra ed ha senso solo in contesti editoriali. In altri contesti e quando la quantità del lavoro è assai più esigua, quando le vostre bocche dicono “cartella” le nostre orecchie sentono “sfruttamento”.

Per tutti gli altri, a meno che non si tratti di testi particolarmente ripetitivi in cui vengano ripetute intere porzioni di testo, specificare il conteggio delle parole considerando le ripetizioni è indice di pidocchiume.
Ecco l’equazione:

Conteggio Parole Totali – (Elementi sintattico grammaticali + Lessico tecnico ripetuto) = TOTALE LORDO

Il totale lordo è uguale all’eventuale indice di pidocchiume dell’eventuale cliente (ma anche agenzia), che è direttamente proporzionale alla richiesta di sconti su un totale di € 20, per i 5 minuti di ritardo, per la crisi internazionale o perché alla fattura hai aggiunto 1,30€ come costi di commissione di Pay Pal.

I più recenti studi della Filologia Dantesca vorrebbero Dante aprire il primo canto dell'Inferno con questo verso. I dibattiti sono ancora aperti, ma per ora il cosiddetto "canto perduto" resta tale.
I più recenti studi della Filologia Dantesca vorrebbero Dante aprire il primo canto dell’Inferno con questo verso. I dibattiti sono ancora aperti, ma per ora il cosiddetto “canto perduto” resta tale.

6) Il punto 6 è applicabile ad ogni figura professionale che preveda l’uso del cervello, e a chiunque non prenda sul serio il lavoro e/o la formazione della persona a cui si sta rivolgendo.
Tanto ci metti 10 minuti, ‘ché l’inglese lo conosci“. Questa si commenta da sola, come si sono commentati da soli gli strafalcioni di EXPO 2015. Al di là degli anni di studio sistematico che il professionista ha alle spalle, è da vedere quanto persino un madrelingua “qualunque” possa essere esperto del linguaggio tecnico in questione. Anche se lo scegliere un madrelingua che traduca verso la propria lingua ha degli indubbi e scontati vantaggi, questa condizione da sola non determina di per sé un uso corretto e sistematico di un linguaggio preciso ed appropriato al vostro lavoro. Ho sentito di madrelingua che “portano a spasso il cane”, altri che lo “scendono” e altri ancora che “lo pisciano”, con gravi danni per l’uretra degli ultimi.

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