Cos’è “Testo in Fronte”?

La scrittura del primo post di un blog è sempre un dramma inenarrabile. Che si tratti della ricetta della frittata della Parodi degli esordi o la prima esperienza messa per iscritto di un adolescente alle prese con altervista (si vede, che son vecchio), la rottura del ghiaccio resta un’incommensurabile rottura di coglioni.
Figurarsi che succede quando si apre (o si cerca di aprire) un blog di traduzione.
Per la traduzione non esistono le ricette della Parodi. Anzi, forse è molto più vicino allo sbarbatello di altervista, con la grande scocciatura di dover studiare e giustificare le proprie emozioni. È un po’ come un Kurt Cobain che scrive Nevermind con il DSM1 III sotto mano: la mistificazione e (è) il grande controsenso della critica.

Ora, veniamo a noi. Esiste un numero solo teoricamente finito di combinazioni di parole (altrimenti dette “testi”) possibili, con un’altra marea di traduzioni altrettanto possibili (e tutte teoricamente valide), e ognuno di questi testi può comportare un numero solo teoricamente finito di critiche possibili, che vanno dall’intellettualoide esperto di letteratura russa di piazza Bellini che davanti ad una birra sopravvalutata commenta il simbolismo di Kasparov (tratto da una storia vera) alla genialità di un Claudio Guillén. Ben poche di queste critiche sono però dirette alla disciplina empirica della traduzione, con buona pace ovviamente delle traduzioni oggettivamente pessime. Un lavoro encomiabile da questo punto di vista (cioè di quello della critica della traduzione, non delle traduzioni pessime) è portato avanti da Franco Buffoni, traduttore e docente di letteratura italiana che dal 1989 (cioè da quando il sottoscritto aveva un anno e ben due terzi dei collaboratori non erano forse neanche in programma) dirige “Testo a Fronte”, rivista cartacea e non che si concentra, finalmente, sulle analisi linguistiche delle traduzioni con tanto di testo a fronte mettendo in secondo piano la critica letteraria nelle sue declinazioni più classiche2.
Sembra essere d’accordo in questo, pur non facendo nomi, anche Bruno Osimo, traduttore, curatore e autore dell’introduzione all’edizione italiana de La traduzione totale di Peeter Torop3, che riassume così la questione:

La critica della traduzione non è – come spesso viene interpretato implicitamente dagli autori delle recensioni italiane dei testi tradotti – critica letteraria o comunque critica testuale applicata alla traduzione. Critica della traduzione significa produrre saggi che abbiano per oggetto il modo in cui un testo è stato tradotto, la strategia traduttiva adottata e i risultati qualitativi ottenuti. D’altra parte, non stupisce che ciò non avvenga quasi mai, anche perché il concetto di «analisi traduttologica», complementare a quello di critica della traduzione, è poco diffuso.4

E qui, per quanto poco valga, siamo noi a dare ragione a Bruno Osimo. La critica traduttiva come concepita qualche rigo più su è decisamente rara da trovare e ancora più difficile da realizzare.

No, non ci stiamo misurando la palla (in un altro contesto avrei detto “non è nostra intenzione ridimensionare il nostro contributo nel campo di applicazione di tale concezione della critica della traduzione”), ma c’è da ammettere un enorme buco dell’istruzione universitaria, che nel campo della filologia e della linguistica raramente conosce una riflessione traduttologica prima del ciclo di laurea specialistico in tale materia. Questo significa che, almeno nel nostro caso, siamo naturalmente portati (probabilmente con l’ingenuità di chi non fa parte del mondo accademico propriamente detto né tanto meno di quello professionale) verso la critica letteraria e un ragionamento di stampo comparatistico.

E comunque no, quanto detto su non è la falsa modestia di chi tenta goffamente una captatio benevoletia, ma l’accettazione da parte nostra (oltre che il mettervi in chiaro) di quello che è per noi un punto di partenza e qual’è quello di arrivo.
Testo in Fronte è, insomma, un laboratorio autorganizzato fatto da e per studenti di formazione varia ed eventuale (abbiamo nel nostro organico qualcuno che studia traduzione, qualcun altro che è ad una “generica” triennale di lingue e qualcun altro ancora neolaureato in lettere classiche), con l’ambizione di farvi conoscere i processi che sottintendono il duro lavoro della traduzione, le sue complessità, le sue tecniche, i suoi compromessi. Se è vero che la lingua è materia viva, è altrettanto vero che ci lavora (o almeno ci prova) è a tutti gli effetti un artigiano.
E noi, piccoli scalpellini di bottega, apriamo le porte della nostra officina. Così come uno scultore ha i suoi strumenti, anche noi abbiamo i nostri. Non sono scalpelli e martelli di varia fattura, ma dizionari, corpora paralleli, CAT Tools e strategie varie per i traduttori tecnici, saggistica critica e letterature nazionali per quelli letterari. Problemi diversi per risultati e scopi diversi, ma che prendono vita dalla stessa materia.
L’abilità degli artisti del marmo (come quella di un buon arrangiatore musicale) il più delle volte sta nel lavorare di sottrazione. Raramente è concesso aggiungere oltre il necessario, e assai più spesso c’è da sfrondare (e qui il grande compromesso della traduzione), ma, quando possibile, lasciare integri i dettagli che fanno di un personaggio quel personaggio, di un paesaggio quel paesaggio e così via discorrendo.

Lasciando la più articolata dichiarazione di intenti della neonata rivista Testo in Fronte alla prima intrAduzione, veniamo con questa mia appresentarvi le quattro sezioni in cui si articolerà il blog:

IntrAduzioni: ossia le considerazioni, le riflessioni, i drammi e le questioni sollevate in fase di traduzione dei testi tradotti che troveremo nella sezione delle

Traduzioni: Jakobson avrebbe detto “traduzioni propriamente dette”, ma intentando dei percorsi abbastanza ampli, non è detto che ci si limiti alle traduzioni interlinguistiche. Per ora intendiamo banalmente indicare come “Traduzioni” gli estratti e i testi che vogliamo proporre alla vostra attenzione.

L’angolo del pippone: escursioni nella traduttologia teorica e/o pratica, legata manchenò ai testi che le hanno scaturite.

Enneddittì: annotazioni, memorabilia, glossari, utilities. Visto che i teorici della traduzione amano particolarmente le definizioni, noi proponiamo “varie ed eventuali”.

Buona lettura.

1Il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, noto anche con la sigla DSM derivante dall’originario titolo dell’edizione statunitense Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, è uno dei sistemi nosografici per i disturbi mentali o psicopatologici più utilizzati da medici, psichiatri e psicologi di tutto il mondo, sia nella pratica clinica che nell’ambito della ricerca.

2Buffoni, Franco, Con il testo a fronte. Indagine sul tradurre e l’essere tradotti, Interlinea, 2007

3Torop, Peeter, La traduzione totale. Tipi di processo traduttivo nella cultura, Milano Hoepli, 2010

4Ivi, p. XXVI

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